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Digital Divide (Again?!)

Alessandro Longo, su Repubblica Online di oggi, riapre una vecchia ferita:

“GLI ITALIANI esclusi dall'internet veloce sono il 12 per cento, ben più numerosi di quanto dicano le stime ufficiali (l'Adsl copre il 98 per cento della popolazione, secondo Telecom Italia). Sono infatti una finta banda larga quelle connessioni che vanno sotto il megabit al secondo. Ma non solo: le cosiddette Adsl velocissime, a 20 megabit, sono in molti casi un bluff visto che di rado superano i 10 megabit. Perciò bisogna intervenire subito, con un piano nazionale, altrimenti la situazione peggiorerà: servono 1,2-1,3 miliardi di euro per dare al 99 per cento della popolazione una banda larga almeno di 2 megabit, entro il 2011.”

[Da “Banda larga, Belpaese in ritardo - "Un sogno per 12 italiani su 100"” di Alessandro Longo]

 

 

 

Si tratta di una ferita ancora aperta e dolorante, che ci rende particolarmente sensibili. Ecco come ha reagito, per esempio, Umberto Guidoni, parlamentare europeo di Sinistra e Libertà, da sempre attento a queste tematiche:

“Il rapporto di Francesco Caio sulla banda larga, consegnate al sottosegretario allo Sviluppo economico Paolo Romani a metà marzo non è una novità e rappresenta l’ennesima brutta figura dell’Italia in Europa. Già nel 2007 la Commissaria europea per le tlc, Viviane Reding, aveva sollevato il problema a livello europeo, sottolineando come l’Italia fosse ancora indietro con l’accesso alla banda larga soprattutto a causa del controllo di Telecom Italia sul settore. Alla luce dell’ennesimo rapporto che vede l’Italia indietro nello sviluppo tecnologico, è necessario che vengano adottate delle contromisure da parte Governo in questo senso. Occorre un forte investimento pubblico per l’accesso alla rete: il digital divide non fa che contribuire a un rallentamento dell’economia ed escludere molte zone italiane da un processo di sviluppo quanto mai necessario in questo momento. Il Governo dovrebbe munirsi quanto prima di una mappatura della copertura della banda larga in Italia e adottare misure severe nei confronti di Telecom Italia per garantire il servizio ai cittadini”

[Comunicato Stampa di oggi, emesso dall'Ufficio Stampa di Sinistra e Libertà]

Ormai è chiaro a tutti che non si può continuare a far crescere la Rete italiana sulla base delle infrastrutture esistenti. Wi-MAX, HyperLAN ed altre tecnologie wireless, come UMTS e HSDPA, possono sopperire alla carenza di connettività solo in parte e solo temporaneamente. Per far transitare il paese nel XXI secolo è necessario un serio lavoro di ammodernamento della rete telefonica che deve passare dal doppino in rame alla fibra ottica. La struttura stessa della Rete deve cambiare, portando le centrali più vicine alle case (per migliorare le prestazioni delle connessioni) e/o portando la fibra ottica fin dentro le case stesse.

Per fare questo servono soldi ma, soprattutto, occorre la volontà politica di intervenire.

Quando si parla di Digital Divide sarebbe anche opportuno ricordare che non si tratta semplicemente di portare la banda larga a quei “poveracci” che abitano in provincia. Si tratta di creare una infrastruttura che permetta lo sviluppo aziendale, economico, sociale e culturale di quella parte del paese (oltre il 70%) che si trova esclusa dalle grandi linee di comunicazione e dai grandi centri. Migliorare di una piccola percentuale la capacità di lavorare e di produrre reddito di questo 30% della popolazione è una delle chiavi del rilancio economico del paese. Rendere possibile il telelavoro per una pare di questa popolazione è uno dei modi di curare la piaga del pendolarismo, ridurre l'inquinamento e ridurre il traffico.

Insomma, non si tratta di fare un piacere a nessuno. Si tratta di creare delle migliori condizioni di vita per tutti.

Links:

http://download.repubblica.it/pdf/2009/italia-caio-broadband-report-2009.pdf
 

Alessandro Bottoni

info@alessandrobottoni.it

www.alessandrobottoni.it

 

 

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