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VENDOLA HA STRAVINTO: ORA LISTE CON IL SUO NOME

di Piero Sansonetti 

C'era una volta Massimo D'Alema. Ed era lui l'unico leader di cui la sinistra disponesse dopo la morte di Berlinguer e la lenta fine del Pci. Sì, Natta, Occhetto, Veltroni, Bindi, Fassino, Cofferati, Franceschini: tutti ottimi dirigenti politici, ma nessuno di loro ha mai avuto nemmeno la metà del carisma di Massimo D'Alema.

I guai del Pd  di Andrea Colombo

Bersani: appoggeremo Nichi di Nicola Del Duce

Qual era la specialità di Massimo? Quella di saper infondere nel suo popolo sicurezza, fiducia, idea di vittoria. Riconoscere a una persona il carisma, in fondo, è questo: l'impressione di potersi fidare, la convinzione che quel leader ne sappia molto più di noi, possa risolvere problemi che noi non riusciamo ad affrontare, sia capace di battere nemici che appaiono invincibili. D'Alema forse non è mai stato un grande dirigente politico (gran manovratore, sì, ma le manovre spessissimo non riuscivano; grande stratega, ma le strategie non andavano quasi mai in porto e lui le cambiava in corsa un po' troppo disinvoltamente...). Però aveva questa virtù che gli permetteva di primeggiare e di sconfiggere continuamente tutti i suoi avversari interni: il rapporto di “dominio” e di “fede” con il suo popolo.
C'era una volta D'Alema. Prima della Puglia. Dopo la Puglia, dopo le primarie del fatidico 24 gennaio, non c'è più D'Alema. Ora c'è Nichi Vendola. E' proprio lui, è Nichi Vendola il nuovo leader carismatico della sinistra italiana. L'unico leader del quale da oggi – e probabilmente per diversi anni – la sinistra dispone.
La conseguenza più “stabile” delle elezioni pugliesi è proprio questa: il cambio della guardia al vertice della sinistra. Perché la stracciante vittoria di Nichi Vendola non solo rappresenta un colpo politico mortale per D'Alema, ma crea le condizioni per la sua sostituzione. Vendola si afferma in prima persona come leader che possiede lo stesso carisma del suo predecessore: ha per le mani la dote senza la quale nessuno, in questa epoca qui di bipolarismo, può fare politica e vincere.

Dico queste cose non maramaldeggiando, né con spirito festoso. Sono sempre stato considerato colpevole - e io stesso mi considero colpevole - di “concorso esterno in dalemismo”. Cioè ho sempre nutrito una fortissima simpatia politica e anche umana per D'Alema, sia nei molti anni durante i quali abbiamo militato nello stesso partito (e anche lavorato per lo stesso giornale, l'Unità), sia nei molti anni nei quali non ho più militato. Dunque segnalo il cambio della guardia tra Massimo e Nichi in modo assolutamente freddo e analitico... (l'articolo completo nel settimanale Gli Altri in edicola venerdì 29 gennaio)
 

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VOTIAMO IL SONDAGGIO PRO VENDOLA.

VOTIAMO IL NUOVO SONDAGGIO A FAVORE DI NICHI VENDOLA SU www.lagazzettadelmezzogiorno.it

 
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Vendola ha fatto in Puglia

Vendola ha fatto in Puglia quello che il sindaco di Salerno, Vincenze De Luca, ha fatto un paio di anni fa: candidarsi CONTRO la volontà del PD e del centrosinistra, che fecero campagna contro di lui. Ma i salernirìtani ( compreso parte dell'elettorato di cdx) lo hanno votato alla grande.
Il PD è alla frutta ed alla mercè del primo che passa ( Di Pietro, Bonino, Del Bono, ecc.ecc.). Peggio per loro. Ma a noi, anche al cittadino di cdx, fanno male lo stesso, perchè ci tolgono un'alternativa. Ed anche per questo pagano.

 
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sopravvalutazione

Credo che Vendola sia una piacevolissima novità nel deprimente panorama della sinistra. Ma mi chiedo: "L'articolo non è scritto con toni troppo tronfalistici l'articolo? Vendola potrà salvare davvero la sinistra?" mi sembra eccessivo; vorrei sentire il parere degli altri lettori.

 
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mi dispiace di non essere un pugliese

Quando Vendola con una sua intervista pubblicata in video su questo blog, disse le motivazioni per cui non intendeva farsi da parte, mandai un commento dicento "Mi dispiace di non essere un pugliese". Oggi sono ben lieto di ripetere la stessa frase. Si sono schierati contro di lui tutti grandi big del PD, ma si sono precipitati a votare per Vendola molte migliaia di persone in più, giovani e vecchi. Hanno votato per Vendola la base dello stesso PD, tutta la sinistra radicale e tanti spogliati dalla speranza. Vendola con il suo coraggio di dire "non mi faccio da parte" ha posto le condizioni per continuare un discorso e una speranza.
francesco zaffuto www.lacrisi2009.com

 
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sconfitto il teorema D'Alema

SCONFITTO IL TEOREMA D'ALEMA

Il dirigente politico più scafato del PD ha enunziato a suo tempo il teorema: l'Italia ha una maggioranza di destra, per vincere la sinistra deve diventare destra. Questo teorema è stato incarnato dal PD che non è l'erede dell'Ulivo. L'ultima disastrosa esperienza del governo Prodi era già in fase di profonda degenerazione e negazione del programma dell'Ulivo basato sulla coesione sociale. Il PD ha fatta sua la linea liberista della destra italiana a cominciare dalla sua espressione più feroce: la legge Biagi. D'Alema è stato tra i primi a teorizzare la fine del posto fisso (mi consento una battuta politicamente scorretta: non per i suoi figli) e la privatizzazione dei servizi comunali. Queste due scelte costituiscono una strizzata d'occhio ai ceti privilegiati della società italiana ma non hanno sortito l'effetto di spostarne ragguardevoli quote verso il PD. Cartucce sparate a vuoto Ha anche voluto rassicurare l'area dottrinaria più intransigente del governo USA prestandosi al bombardamento di Belgrado, un vero e proprio crimine che ha ripetuto una aggressione che la Serbia aveva subito dal nazifascismo. Nel gruppo parlamentare del PD sono presenti deputati e senatori impegnati a lavorare, spesso nell'ombra ma con la complicità del silenzio della CGIL rigidamente controllata da una burocrazia quasi tutta pd, per demolire quanto resta di una legislazione dei diritti dei lavoratori. Si toglie ai dipendenti la possibilità che hanno tutti i cittadini di avere un giudice a cui ricorrere e si toglie al giudice la possibilità di intervenire nel contenzioso del lavoro! Pietro Ichino, in una recente lettera al Corriere della Sera, sconsigliava una politica di ammortizzatori sociali perchè impoltronirebbe i disoccupati e non li indurrebbe a cercarsi un'altra occupazione. La Confindustria è presente in modo significativo tra i parlamentari pd ed è la vera artefice della sua politica economica e sociale.
IL teorema D'Alema, fatto proprio da Bersani che, dopo la sconfitta pugliese dice: "la linea non cambia" vuole rovesciare del tutto e definitivamente le alleanze, isolare la sinistra, stare al centro (che in Italia è destra) con l'UDC di Casini, partito del genero di Caltagirone e di quella parte della vecchia DC che, con Cuffaro e tantissimi altri, nel Mezzogiorno d'Italia non ha ritenuto di stare con la Margherita. D'Alema rinnova il patto delle triglie fatto anni orsono con Buttiglione. Che l'UDC usi due forni e si allei anche con il PDL non lo turba minimamente dal momento che è proprio con il PDL che vuole riformare la Costituzione e realizzare il presidenzialismo e la definitiva passivizzazione dello elettorato che dovrebbe limitarsi a dire si o no.
Ma questa linea che ha la sua rotta strategica a destra crea contorcimenti, scontenti, sconquassi da parte di quello elettorato già comunista o cattolicoo che trova ancora una sua debole eco in Rosy Bindi la quale stamane ha mormorato: forse era meglio se avessimo scelto Niki Vendola sin dall'inizio. Non è possibile saldare a destra un elettorato vittima della destra, mettere insieme il ragazzo che guadagna quattrocento euro al mese ed il suo datore di lavoro-sfruttatore. La borghesia italiana è una delle più ingorde e barbare del mondo. Oramai ha la certezza di avere due grandi partiti che controllano il Parlamento e che faranno tutto quello che le aggrada. E' insaziabile come abbiamo visto dallo scandaloso trattamento inflitto ai lavoratori africani di Rosarno o agli schiavi cinesi di Prato che lavorano per conto di grossi esportatori che li hanno sostituito ai lavoratori toscani. Ogni giorno il suo governo attacca il welfare e provoca la gente con le ingiurie di Brunetta. Il PD è parte integrante della nomenclatura, della oligarchia di una casta che difende a spada tratta, protetta dal Quirinale, i suoi privilegi. Il sistema della creazione di un ceto politico permamente a tutti i livelli ben retribuito, ben pasciuto, è andato assai avanti ed ogni tanto mostra qualcuno dei suoi modi di vivere al disopra delle righe ma rigorosamente a spese dei contribuenti come si evince dallo scandalo di Bologna in cui vengono raccontati sette o otto viaggi intercontinentali di Del Bono del tutto inutili per le finalità istituzionali dell'ente che si rappresenta. Viaggi ai quali non solo si invitano le amanti o i familiari ma, come abbiamo visto con
la Lonardo qualche tempo fa, anche centinaia di persone che vanno a fare shopping nella Quinta Strada.
La vittoria di Niki Vendola è la vittoria di una esperienza di governo regionale in cui le risorse sono state spese per migliorare davvero la qualità della vita della gente e per aiutare i più deboli. La Puglia è una Regione che sfugge al controllo dei comitati di affari anche se è stata in pericolo di esserne inquinata e travolta. Nichi Vendola, vincendo, ha sconfitto anche se stesso. La scelta di scindere Rifondazione Comunista a favore di un assemblement coi socialisti e con l'ala mussiana del PCI si è dimostrata sbagliata e contraddittoria rispetto il suo stesso afflato sociale e popolare. L'appoggio ricevuto da Ferrero è un dato positivo di ricomposizione e riaggregazione dopo anni di sgretolamento. Può riprendere forza la sinistra italiana che ha una immensa forza oggi dispersa. Il PD che, d'accordo con Berlusconi, ha espulso dal Parlamento i verdi ed i comunisti
perderà il suo elettorato di sinistra che prima o poi si accorgerà di stare in un posto sbagliato.Vendola
ha vinto facendo uso strategico delle risorse per lo sviluppo della sua Regione ed il benessere dei suoi abitanti.
Ha mostrato che c'è spazio e grandissima domanda per una politica realmente di sinistra, innovativa, capace di lievitare la crescita.
In fondo D'Alema è coerente con la linea rinunziataria proclamata da Berlinguer già nel 1973 con la teoria del compromesso storico e della Nato ombrello riparatore dall'URSS e con la disgraziata scelta della Bolognina di Occhetto che ha rinunziato al comunismo ma anche al socialismo socialdemocratico per approdare direttamente all'amerikano partito democratico del tutto estraneo alla cultura del grande appassionato popolo della sinistra italiana.
Bisogna che Vendola vinca le elezioni in Puglia per fare dilagare un nuovo progetto politico. Sono certo che molti di coloro che hanno proposto Boccia non lo voteranno e si sentono più vicini al candidato della destra. Ma quando il popolo di sinistra ha fiducia nella sua dirigenza e nelle sue idee in Italia è capace di fare grandi cose. Una volta ha persino sorpassato la DC!!
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it

 
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VENDOLA IN VANTAGGIO SU I DUE CANDIDATI DI DESTRA

NEL SONDAGGIO IN CORSO SU LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO VENDOLA E'GIA'IN TESTA SU GLI ALTRI DUE CADIDATI, PALESE(DESTRA BERLUSCONIANA,PDL), POLI BORTONE(DESTRA DEMOCRISTIANA,UDC-IO SUD).
www.lagazzettadelmezzogiorno.it

VENDOLA PRESIDENTE 2010.IL POPOLO E'DALLA TUA PARTE.

 
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LOGO SEL CON NOME DI VENDOLA

SONO ASSOLUTAMENTE D'ACCORDO,RITENGO CHE IL LOGO DI SINISTRE ECOLOGIA LIBERTÀ DEVE AVERE INSERITO ALL'INTERNO IL NOME DI VENDOLAC

 
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VENDOLA E BOCCIA DUE FACCE PER UNA CRISI SOLA

Di una cosa sono certo: la vittoria di Vendola nelle primarie pugliesi è l'ennesima dimostrazione dell'impotenza della Sinistra in Italia.

Sento commenti incredibili: Sansonetti esulta perché ora la sinistra avrebbe un leader, i veltroniani esultano perché indirettamente è sconfitto D'Alema, Bersani dice che non si cambia linea, Casini si sfila.
E il popolo della rete non perde occasione di mostrare tutta la superficialità (di cultura politica) di cui è portatore, cascando nella trappola del derby Veltroni-D'Alema e nel gioco delle nominations (ora Baffino fuori, ora Uolter a casa!).
Mi stupisce come non si veda che il PD (e la sinistra tutta) ora soffra dello stesso male di un anno fa: mancanza di identità chiara e di programmi che sappiano aggregare la maggioranza degli Italiani intorno a delle parole d'ordine, a delle progettualità.
Oggi in Italia l'agenda politica la fa completamente la Destra: Berlusconi governa e Di Pietro è percepito come l'unica opposizione. E dentro la maggioranza si rappresentano tutte le istanze sociali senza che la Sinistra riesca a farsi portavoce di nessuna di queste: così Fini diventa il paladino della laicità e dell'accoglienza, Brunetta delle aspirazioni giovanili e della sburocratizzazione, Tremonti del sentimento antibancario e antispeculativo e della stabilità dei conti per il welfare familiare, Carfagna viene definita dall'Arcigay il miglior ministro delle pari oppurtunità, e potrei continuare a lungo.
Tra le persone che non si occupano di politica (politicante) la Sinistra non viene percepita come portatrice di parole d'ordine che non siano solo quelle di un antiberlusconismo giudiziario, mentre la Destra ha una fisionomia chiara: abbassamento delle tasse, sicurezza, federalismo fiscale, aiuti alla piccola impresa e al commercio, difesa dall'Europa.
A questa vitalità politica della Destra (vitalità nel definire programmi che attraggono, nel comunicarli attraverso i media come attraverso la militanza tradizionale, nell'avere una forte dialettica interna e alla fine di fare sempre sintesi) noi opponiamo una sola immagine: quella delle infinite divisioni, dei bizantinismi masturbatori, del politicismo fine a se stesso.
Appunto le primarie: a me piace ogni tipologia di democrazia diretta, ho più volte detto come la questione della democrazia si ponga oggi come sfida mortale tra plebiscitarismo e partecipazione e che questa dovrebbe essere parte fondante dell'identità del PD, però mi pare evidente che primarie senza sfida sui contenuti riducano la politica alla personalizzazione continua e alla divisione leaderistica, andando più nella direzione del plebiscitarismo che in quella della partecipazione.
Ciò detto, mi pare che in Puglia abbia agito tutto questo: si sono sfidate due sinistre divise, non sono riuscite a fare sintesi, non si sono divise su programmi ma su nomi e se una larga coalizione pugliese doveva essere un'indicazione nazionale, questo non è stato capito dal 70% dei 200.000 votanti di domenica oppure, e lo capirei bene, magari è stato capito ma si è reagito pensando che non si può lanciare una nuova grande coalizione con chi ti ricatta su nomi e programmi, neanche per battere Berlusconi.
Insomma ancora mancanza di autonomia politico-programmatica, supplenza col politicismo leaderistico (d'altronde le primarie sono le uniche elezioni in cui uno di Sinistra vince sempre) e spettacolo di infinite divisioni.
www.andreamasala.ilcannocchiale.it

 
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VENDOLA E BOCCIA DUE FACCE PER UNA CRISI SOLA

VENDOLA E BOCCIA DUE FACCE DI UNA SOLA CRISI
Di una cosa sono certo: la vittoria di Vendola nelle primarie pugliesi è l'ennesima dimostrazione dell'impotenza della Sinistra in Italia.

Sento commenti incredibili: Sansonetti esulta perché ora la sinistra avrebbe un leader, i veltroniani esultano perché indirettamente è sconfitto D'Alema, Bersani dice che non si cambia linea, Casini si sfila.
E il popolo della rete non perde occasione di mostrare tutta la superficialità (di cultura politica) di cui è portatore, cascando nella trappola del derby Veltroni-D'Alema e nel gioco delle nominations (ora Baffino fuori, ora Uolter a casa!).
Mi stupisce come non si veda che il PD (e la sinistra tutta) ora soffra dello stesso male di un anno fa: mancanza di identità chiara e di programmi che sappiano aggregare la maggioranza degli Italiani intorno a delle parole d'ordine, a delle progettualità.
Oggi in Italia l'agenda politica la fa completamente la Destra: Berlusconi governa e Di Pietro è percepito come l'unica opposizione. E dentro la maggioranza si rappresentano tutte le istanze sociali senza che la Sinistra riesca a farsi portavoce di nessuna di queste: così Fini diventa il paladino della laicità e dell'accoglienza, Brunetta delle aspirazioni giovanili e della sburocratizzazione, Tremonti del sentimento antibancario e antispeculativo e della stabilità dei conti per il welfare familiare, Carfagna viene definita dall'Arcigay il miglior ministro delle pari oppurtunità, e potrei continuare a lungo.
Tra le persone che non si occupano di politica (politicante) la Sinistra non viene percepita come portatrice di parole d'ordine che non siano solo quelle di un antiberlusconismo giudiziario, mentre la Destra ha una fisionomia chiara: abbassamento delle tasse, sicurezza, federalismo fiscale, aiuti alla piccola impresa e al commercio, difesa dall'Europa.
A questa vitalità politica della Destra (vitalità nel definire programmi che attraggono, nel comunicarli attraverso i media come attraverso la militanza tradizionale, nell'avere una forte dialettica interna e alla fine di fare sempre sintesi) noi opponiamo una sola immagine: quella delle infinite divisioni, dei bizantinismi masturbatori, del politicismo fine a se stesso.
Appunto le primarie: a me piace ogni tipologia di democrazia diretta, ho più volte detto come la questione della democrazia si ponga oggi come sfida mortale tra plebiscitarismo e partecipazione e che questa dovrebbe essere parte fondante dell'identità del PD, però mi pare evidente che primarie senza sfida sui contenuti riducano la politica alla personalizzazione continua e alla divisione leaderistica, andando più nella direzione del plebiscitarismo che in quella della partecipazione.
Ciò detto, mi pare che in Puglia abbia agito tutto questo: si sono sfidate due sinistre divise, non sono riuscite a fare sintesi, non si sono divise su programmi ma su nomi e se una larga coalizione pugliese doveva essere un'indicazione nazionale, questo non è stato capito dal 70% dei 200.000 votanti di domenica oppure, e lo capirei bene, magari è stato capito ma si è reagito pensando che non si può lanciare una nuova grande coalizione con chi ti ricatta su nomi e programmi, neanche per battere Berlusconi.
Insomma ancora mancanza di autonomia politico-programmatica, supplenza col politicismo leaderistico (d'altronde le primarie sono le uniche elezioni in cui uno di Sinistra vince sempre) e spettacolo di infinite divisioni.

 
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VITTORIA SCHIACCIANTE PER VENDOLA

VENDOLA HA VINTO LE PRIMARIE IN PUGLIA. Il popolo pugliese,italiano lo ama. A QUESTO PUNTO VENDOLA DOVRÀ ESSERE ANCHE IL CANDIDATO PREMIER DEL CENTRO SINISTRA ALLE ELEZIONI NAZIONALI.

 
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VENDOLA,BENEDIZIONE INVIATACI DAL CIELO.

VENDOLA IL TUO POPOLO STA VOTANDO.STIAMO VINCENDO MA DOBBIAMO STARE ATTENTI PERCHÉ I DALEMIANI STANNO TENENDO COMPORTAMENTI NON CORRETTI NELLE VICINANZE DEI SEGGI. FORZA NICHI! DIO BENEDICA VENDOLA E IL POPOLO.

 
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Non sono di sinistra,ma

Non sono di sinistra,ma guardo prima gli uomini delle ideologie politiche.
Sono per Vendola e non per quella truppa di azzeccagarbugli patetici targati Pd che lo voglion far fuori e nemmeno per quei magistrati che come al solito tentano prima delle elezioni di far fuori un candidato sgradito ai loro amici.Questa sarebbe la nuova politica?
Se vince boccia,mi auguro che perdano la regione.Ipocriti!

 
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Sinceramente non ho capito

Sinceramente non ho capito cosa vuol dire che chiudete il giornale il lunedì.

Vuol dire che il giornale esce venerdì ed il lunedì è già chiuso in redazione con un anticipo così enorme?

 
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nichi for president

Anche se abito nelle Marche (Arcevia prvincia di Ancona) e non posso dare il mio voto spero vivamente che domenica Nichi Vendola riesca a vincere le primarie e poi sia il candidato di tutta la coalizione di centro sinistra e batta il candidato della destra come la volta scorsa.
Voglio che il progetto di Vendola possa continuare, mentre c'è chi fa di tutto per consegnare la regione alla destra. E' semplicemente scandaloso!!!
Nichi for president!!!!!

 

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