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COSÌ CAMBIA IL NOSTRO GIORNALE

tera intellettualità italiana dichiara pomposamente di ritenere sconveniente ogni tentativo di produrre pensiero politico, mentre la lotta culturale diventa semplicemente una dichiarazione - urlata - di appartenenza (ho la bandiera rossa, ho la bandiera azzurra, sto con Di Pietro, sto con Bossi ) abbiamo provato a svolgere discorsi opposti allo spirito dei tempi: abbiamo proposto di elaborare pensiero politico, analisi, strategie. Abbiamo sollecitato confronti senza barriere fra gli schieramenti , e abbiamo detto che i conflitti vanno portati sul terreno dei problemi concreti e dei progetti per il futuro, per la società, impedendo loro di restare qualcosa di fine a se stessa, e cioè un modo disperato e suicida per affermare brandelli di identità. Era difficile. Era difficile e lo sapevamo. La nostra è una avventura un po' folle.


Cari lettori, in questi sette mesi abbiamo prodotto 176 numeri del nostro quotidiano. In condizioni difficili. Con una redazione molto piccola (sette redattori e tre poligrafici) con pochissimi soldi, senza finanziamento pubblico - unico giornale, insieme al "Fatto", a non avere il finanziamento pubblico - e cercando di dare robustezza a una linea politico-editoriale decisamente in controtendenza. Mentre il populismo di sinistra e di destra dilagano, mentre la politica scompare e si trasforma in gioco di scandali sessuali e cose simili, mentre l'intera intellettualità italiana dichiara pomposamente di ritenere sconveniente ogni tentativo di produrre pensiero politico, mentre la lotta culturale diventa semplicemente una dichiarazione - urlata - di appartenenza (ho la bandiera rossa, ho la bandiera azzurra, sto con Di Pietro, sto con Bossi ) abbiamo provato a svolgere discorsi opposti allo spirito dei tempi: abbiamo proposto di elaborare pensiero politico, analisi, strategie. Abbiamo sollecitato confronti senza barriere fra gli schieramenti , e abbiamo detto che i conflitti vanno portati sul terreno dei problemi concreti e dei progetti per il futuro, per la società, impedendo loro di restare qualcosa di fine a se stessa, e cioè un modo disperato e suicida per affermare brandelli di identità. Era difficile. Era difficile e lo sapevamo. La nostra è una avventura un po' folle.

E infatti oggi ci accorgiamo che i soldi e le forze non bastano. Il quotidiano è in perdita, e noi - non avendo protettori, non avendo padroni - dobbiamo rispondere in modo rigoroso alle leggi di mercato. Non possiamo permetterci di vivere in perdita.

Però non abbiamo nessuna intenzione di lasciare il lavoro a metà. Di mollare la presa. Il nostro progetto politico ed editoriale, siamo convinti, è un buon progetto. Non solo è un buon progetto, ma è indispensabile. Indispensabile alla sinistra, per provare a rinascere. A rifondarsi. A liberarsi delle scorie del passato e a misurarsi con i temi giganteschi che la modernità ci propone. Indispensabile alla società. Che non può farcela senza una sinistra vivente, e nemmeno può farcela se non esce dallo schema asfittico e mortale del bipolarismo. Non ci preoccupa solo il bipolarismo politico - che fa languire la democrazia - ma soprattutto il bipolarismo culturale, mentale, ci preoccupa, che fa languire e uccide le anime, i cervelli. E quindi, sebbene chi ne sa di conti ci ha detto che così non possiamo procedere, abbiamo deciso di fare alcune correzioni e di andare avanti. Chi ne sa di conti è d'accordo con noi e ha studiato un piano che ci permette di riportare i conti in attivo e di ripartire. Dobbiamo sospendere la pubblicazione del quotidiano su carta. E sostituirlo con due nuovi prodotti: un quotidiano on line e un settimanale su carta. Saremo rapidissimi nel realizzare questa riconversione: fino a domenica saremo ancora in edicola col quotidiano. Il primo numero del settimanale uscirà venerdì 18 dicembre.

Vi spiego le ragioni economiche di questa scelta. Posso farlo perché tra le particolarità degli "Altri" c'è l'assoluta trasparenza dei bilanci (anche in questo siamo praticamente unici). Dunque le cifre sono queste: il nostro quotidiano ha un costo di circa 180 mila euro al mese. Di questi 180 mila euro i due terzi circa se ne vanno per le spese di stampa e di distribuzione. Purtroppo per i piccoli giornali è così e non c'è niente da fare. Il rapporto tra spese di stampa e distribuzione e tutto il resto è molto squilibrato. Nei giornali più grandi, stampa e distribuzione coprono si e no un terzo delle spese. Da noi il doppio. Quindi è lì che dobbiamo ridurre. Con la scelta del settimanale abbassiamo radicalmente i costi e questo ci consente di portare i conti in pareggio.

Per ora ripartiamo da qui. Con i conti che ci garantiscono stabilità e durata e con la stessa voglia di sette mesi fa di portare un po' di scompiglio nel dibattito politico e nel giornalismo. Cercheremo di fare un quotidiano on line che ci permetta sia di intervenire immediatamente sui fatti che avvengono, con il nostro punto di vista, il nostro commento. Sia di dialogare coi lettori, attraverso i blog. E faremo un settimanale di approfondimento politico e culturale che ci consenta di continuare il lavoro che abbiamo iniziato. Lo sapete cosa vogliamo fare: infrangere i tabù, ridimensionare i miti, aprire discussioni vere, non formali, non di lana caprina, sul futuro, sulle grandi questioni che abbiamo davanti. Quali? I temi essenziali della modernità. E cioè la riforma delle relazioni umane (nel lavoro, nei rapporti tra i sessi, tra le generazioni, tra persone e ambiente) e la riforma della società, cioè della sua organizzazione. Noi abbiamo solo qualche punto fermo, qualche faro, che non si tocca. E cioè l'aspirazione dell'umanità all'eguaglianza - economica, culturale, sessuale - e lo sviluppo delle grandi libertà, individuali, di gruppo, di popolo. In questo recinto, per noi, la discussione è aperta. Su come produrre, su come dividere la ricchezza, su come organizzare la società e i suoi ceti dirigenti, su come studiare, su come combattere le ingiustizie e promuovere la prosperità.

Siamo sicuri che ci seguirete anche in questa nuova avventura. Abbiamo tanto da lavorare, da camminare, da pensare. Senza arroganza e senza complessi di inferiorità.

 

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E ora???

Mi dispiace dirlo ma mi associo a coloro che definiscono questa chiusura una nostra nuova sconfitta!!! Capisco benissimo le leggi di mercato ma GLI ALTRI era l'unico quotidiano leggibile dal maggio ad oggi!! Non mi sento tradito, questo no, ma mi sento decisamente abbandonato, solo in una difficile battaglia politica. Avro' comunque , io, almeno la fortuna di "sfogliarlo" quotidianamente online. Ma tutti quelli come mio padre , che de GLI ALTRI ne faceva un vanto, che non sanno nemmeno accendere un computer come faranno??? L'orizzonte lo vedo sempre piu' buio, come si suol dire al peggio non c'e' mai fine. Almeno nascesse una volta per tutte SeL???

 
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Si continua

Non c'è nessuna sconfitta,solo una giusta ristrutturazione editoriale.Non si può vivacchiare in edicola e perdendo.Se il quotidiano online e il settimanale cartaceo obbediranno a quanto detto da Sansonetti "Lo sapete cosa vogliamo fare: infrangere i tabù, ridimensionare i miti, aprire discussioni vere, non formali, non di lana caprina, sul futuro, sulle grandi questioni che abbiamo davanti.",il progetto avrà lunga vita,specialmente se andrà culturalmente differenziandosi da altri fogli,se sarà ancor più libertario e antidogmatico.Che ce ne facciamo di 4 quotidiani comunisti,come dice Cafeo,che magari scrivono le stesse cose e stentando con le vendite?
Non so come sarà impostato il settimanale,ma certamente permetterà di sviluppare gli argomenti in modo più dettagliato,magari richiamandoli online.Io non sono certo comunista,ma mi piacerebbe leggere un giornale libertario in ogni senso,un po' più anarchico,meno legato a vecchi clichè ideologici e diretto da Sansonetti,per me più libertario che comunista,checchè lui ne pensi e si dichiari. Foglio che per ora non esiste.
Anche una vera sinistra politica libertaria e non comunista mi piacerebbe.
Ma forse è un'utopia.
Per altri versi,cito l'esempio del Fatto,un giornale che non leggo ovviamente e che non ha nulla di sinistra,ma la scelta del segmento di marketing è azzeccata.Non era rappresentato prima.Un giornale,che non sia una esercitazione accademica,deve scegliersi e rappresentare nuovi settori della modernità che non si trovano rappresentati da nessuno.Esattamente quelli che potrebbero riconoscersi nelle parole di Sansonetti,se a queste seguiranno i fatti,se sarà un po' più coraggioso nell'infrangere i tabù,anche i suoi,e nel denunciare la montante ipocrisia che ci soffoca a destra,a sinistra e al centro,infischiandosene delle rampogne da parte di gente che ha ancora davanti agli occhi vecchi schematismi che non hanno più senso,come già capitato all'Altro.
Se poi qualcuno qualcuno mi vuol spiegare che vuol dire comunista nel 2009,e quale è lo specifico del termine che oggi lo contraddistingue,grazie.

(corrado prestianni)

 
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è una sconfitta. L'ennesima.

Caro Piero
mi dispiace molto venire a sapere che il nostro quotidiano finisce qui ( almeno in edicola) Proprio a due settimane dalla sospirata nascita di SEL!
Il giornale online e il settimanale ( a questo punto , spero , meglio distribuito) saranno sicuramente utili alla nostra, sempre più difficile, battaglia politico-culturale. Questa considerazione non rende però meno amara la sensazione di sconfitta che si prova quando un giornale libero scompare o, comunque, è costretto a un drastico ridimensionamento.
Lo stato di salute della stampa italiana è pessimo, lo sappiamo.Quella di sinistra sta ancora peggio, se pensiamo che anche i nostri ( potenziali) compagni e /o (e)lettori preferiscono farsi informare e orientare, neanche dal Manifesto, quanto piuttosto dal Fatto o da Repubblica.
Quando ero bambino in questo paese esistevano 4 quotidiani nazionali comunisti (unità, manifesto, quotidiano dei lavoratori,lotta continua) una miriade di radio libere e tanti quotidiani locali di sinistra . Ora il deserto sembra avanzare inesorabilmente e se non fosse per la Rete , non sarebbe esagerato parlare di regime.
Spero che ci attendano tempi migliori perché peggio di così...intanto
in bocca al lupo per le nuove "scialuppe di salvataggio" e sappi che cvollaborare con te è sempre un piacere.
Tonino Cafeo

 
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Mi mancherà ! ! !

Mi mancherà questo piccolo "Grande" quotidiano.
Sono profondamente dispiaciuto ma consapevole della sofferta scelta.
Un sincero augurio di "BUON PROSEGUIMENTO".

 
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Peccato!!

...Sinceramente mi dispiace molto che sia stata presa questa decisione. Il quotidiano ormai stava radicandosi, iniziava a farsi vedere e conoscere tra la gente...la presenza in edicola si sa è una fatica enorme, ma è anche una garanzia di visibilità che un settimanale non può neanche lontanamente colmare.

Ma poi scusate, comunicate ai lettori una così radicale svolta a soltanto 4 giorni dalla chiusura definitiva delle vendite nelle edicole?? Sinceramente mi sono trovato davvero spiazzato! Occorre considerare di più i propri lettori.

Per il resto non mi resta che farvi un grande in bocca al lupo per questa nuova esperienza di settimanale e di quotidiano on-line.Di sicuro sarò tra coloro che non vi faranno mancare il proprio appoggio.

 
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Quote

izquierda ha espresso esattamente le mie stesse perplessità ed emozioni.

anch'io credo molto in questo quotidiano, ma non ritengo corretta una decisione così repentina, nè una scelta saggia in un momento di crescita e diffusione.

Ma questa è l'opinione di un profano dell'economia.

Auguri di cuore!

 

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