Nelle ore in cui la Regione Puglia resta nell'occhio del ciclone mediatico per le inchieste legate al presunto rapporto tra politica e sanità che ha coinvolto la giunta di Nichi Vendola, abbiamo cercato di capirne un po' di più sulle ragioni strutturali che caratterizzano la natura di questo rapporto.
E dagli ambienti vicino alla giunta Vendola qualcuno fa notare che andrebbe probabilmente rivendicato dalla giunta stessa il fatto che nel corso della legislatura si sono verificati pochissimi casi di coinvolgimento in indagini giudiziarie di politici o amministratori delle Asl e che le indagini in corso sono ad uno stadio ancora iniziale. Niente a che vedere con la raffica di arresti e rinvii a giudizio della passata legislatura di centro-destra. Anche qui la gestione della sanità non è un paradiso ma è seriamente difficile parlare di questione morale diffusa nella sanità pugliese.
Ma perché dunque la sanità diventa il buco nero per molte regioni italiane? E perché ogni tanto spunta fuori qualche Lady Asl, o presunta tale?
Risponde alle nostre domande Francesco Saponaro, Docente di Progettazione organizzata e sistemi di qualità dell'Università di Bari, ed ex Assessore al Bilancio della giunta Vnedola fino all'ottobre del 2008. “La sanità, come tutti sanno, costituisce l'80% del bilancio di tutte le regioni. Questo flusso enorme di denaro però non viene gestito direttamente dalle regioni, bensì da aziende da esse filiate e controllate cioè le Asl.” C'è un secondo e un terzo nodo, definiti di carattere strutturale dal professor Saponaro. “Il primo riguarda l'aziendalizzazione della sanità avviata con la riforma del 1992. Da questa riforma nasce la figura dei manager delle Asl. Queste figure, che hanno il compito di gestire quell'enorme fiume di risorse provenienti dalle regioni, sono nominate da un ente politico che è la regione stessa. Ci troviamo quindi di fronte ad un incerto processo di aziendalizzazione che non aiuta il sistema a funzionare correttamente. "C'è però poi un altro nodo, spiega Saponaro, che è altrettanto importante e che determina uno dei fenomeni che più contribuisce a creare quel “rosso” permanente nei conti delle regioni, e cioè il numero di operatori che agiscono e ordinano spesa per conto delle Asl. “Soltanto in Puglia – continua Saponaro – sono presenti tra medici generici, specialisti, pediatri e quant'altro ben oltre 6000 operatori professionali. Ciascuno di questi ogni giorno prescrive cure, apparecchi, trattamenti sanitari, farmaci, ricoveri ospedalieri e via di seguito, senza avere di fatto dei veri vincoli e limiti di spesa. In pratica è come se un proprietario di un'azienda desse a migliaia di dipendenti dei libretti degli assegni in bianco, è ovvio che i conti di questa azienda non potrebbero che essere perennemente in rosso.” L'ultimo punto, non irrilevante, indicato dall'ex Assessore al bilancio della giunta Vendola, è quello relativo alla formazione dei dirigenti Asl. “Essi hanno difficoltà ad estrapolare i dati e a darne una corretta lettura in ottica di un controllo efficace al fine di verificare prescrizioni inappropriate utilizzando quello che gli statistici definiscono indicatori soglia o sentinella o di allarme. Tanto per fare un esempio, nella relazione che ho svolto da Assessore al Bilancio nel dicembre del 2007, avevo tirato fuori dei dati sull'eccessivo aumento della spesa per la cosiddetta protesica ( 12%). Questo dato naturalmente poteva anche essere il frutto di prescrizioni ortopediche particolarmente zelanti oppure di una modifica epidemiologica oppure di truffe o malversazioni o “combine”. E’ chiaro che alcuni fenomeni criminali possono essere scoperti solo dall’Autorità giudiziaria (i dirigenti Asl non fanno le intercettazioni…) ma sicuramente le Asl sono assolutamente carenti di professionalità capaci di trasformare quei dati in informazioni e le informazioni in sistemi di supporto alle decisioni. E infatti nella stessa relazione del dicembre 2007 indicai che neanche i direttori generali delle Asl avevano gli strumenti conoscitivi per valutare gli andamenti.” Ma sul come individuare truffe e malversazioni il professore Saponaro non ha dubbi e spiega: “Questo è un punto molto serio perché gli eventuali illeciti non sono autoevidenti, ed è ovvio che servono gli strumenti che sono a disposizione solo degli organi inquirenti. Nella mia indicazione sull'aumento della spesa per le protesi rilevai anche che le Asl non erano in grado di verificare quei dati, e quindi di svolgere in modo funzionale e corretto il compito di controllo a loro affidato.”
Tra le strade da intraprendere per correggere una rotta dagli esiti incerti Francesco Saponaro ne indica due: “la prima, è una proposta già fatta a suo tempo da Livia Turco, ed è quella che riguarda l'istituzione di un albo nazionale dei top manager delle Asl, e la relativa istituzione dell'esame di Stato e del percorso formativo ad esso collegato. La seconda investe invece gli esperti e gli addetti dei sistemi di controllo delle performance. Su questo personale, che assume una grande rilevanza all'interno del sistema, e che preferibilmente dovrebbe provenire dallo stesso mondo medico, bisogna investire in formazione e in trasparenza, rendendo pubblici i dossier di analisi e valutazione della spesa prodotti all’interno delle Aziende Sanitarie. Soltanto così si potranno mettere in maggiore sicurezza o minore insicurezzale risorse destinate alla nostra salute.
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