12. Lilli il vagabondo
L’Amministrazione continuava a sfornare Grandi Idee per rilanciare il ruolo della città; l’ultima, afferente il progetto di «Roma verde» – né di destra né di sinistra, ci tenevano a dire tutti, come potesse essere questa una garanzia di alcunché – era nell’ordine dei Parchi a tema e si chiamava «Green Planet». Se ne individuava la futura collocazione a Cinecittà. Ci sarebbero state le savane africane, con gli animali che vagavano inquieti e le notti nere come la pece e i giorni con una luce accecante; ci sarebbero stati i canyon americani, piantati nell’immaginario di chi amava il cinema western, con i loro fiumi, le grotte dei nativi con gli affreschi, i puledri selvaggi e i duelli al sole, ma pure quella stratificazione geologica dove si poteva leggere il mondo; ci sarebbe stata anche una foresta pluviale tropicale, con la rigogliosa vegetazione e tutte le specie – uccelli, mammiferi, rettili, insetti – in via d’estinzione.
2. E venne il giorno
Una nuvola densa di fumo nero si levò all’improvviso su Roma. Qualche settimana prima era andato a fuoco uno sfasciacarrozze – “autodemolitori” sarebbe il termine tecnico proprio, di queste aree enormi, a ridosso dei quartieri e dei cristiani, dove si impilano automobili e brandelli di motore fuori uso e gli olii combustibili dilagano e si infiltrano nel terreno e avanzi di carrozzerie vengono accatastati per tipologia, i cofani tutti da un lato, i paraurti tutti da un altro, uno scenario da fine della società e recupero dei suoi pezzi – dalle parti dell’Appia. Centinaia di pneumatici ammassati si erano incendiate in un niente. Erano già giorni di caldo rovente, e quell’incendio non fece che aggravare la situazione. Ma decine di persone si riversarono in strada e si accalcarono a ridosso dell’area dell’incendio; in canottiera e pantaloncini, con le infradito o le scarpette di corda, in vestaglina e grembiule, un po’ sciamannati. I vigili del fuoco, prontamente intervenuti, fecero fatica a tenere sgombri gli accessi.
11. L’esercito dei dodici porci
Su alcuni tratti del Muro Torto apparvero, e ci vollero giorni perché li rimuovessero, strani manifesti che, sotto il disegno stilizzato di una testa di porco, riportavano la scritta: «Ce la stiamo facendo». Nei giorni successivi, piccoli poster, flyer e stencil furono ritrovati in qualche stazione della metro, e alcuni adesivi incollati sulle porte dei bagni di noti locali: al Muccassassina, al pub Falcone maltese, alla discoteca Bianconiglio, all’enoteca Toroseduto, alla trattoria Lepre cacciatora, alla libreria Unicorno, all’Asino che vola, associazione culturale. Nomi di animali immaginari. Stavolta, sotto la testa del porco e la solita scritta, c’era una firma: Twelve pigs.
10. A trenta secondi dalla fine
Sia stato per la lacunosa e confusa campagna governativa di informazione e prevenzione, che dava adito a ogni tipo di dubbi, sospetti e dicerie, sia stato perché così sempre accade nel sopravvento d’un male di cui pur conoscendosi empiricamente gli effetti non sono definite scientificamente le cause e il popolo si abbandona al mistero perdendo ogni nesso di razionalità, accadde che si moltiplicarono i medicanti improvvisati con le loro ricette. Sostanzialmente, con una distinzione grossolana, le teorie della diffusione del contagio si dividevano per «le vie di sopra» e «le vie di sotto».
9. I ponti di Laurentin County
Il ministro delle Economie aveva fatto sapere che i 500 milioni destinati a rabberciare le finanze di Roma Capitale, ora come ora ma pure domani come domani, se li potevano scordare [uguale, gli altri 180], nonostante le promesse fatte dall’Intoccabile e un evidente affanno dell’amministrazione. In compenso, però, dopo avere rovistato nei cantinati di via XX settembre, e in quelli del Viminale e del Quirinale, offrivano:
- la raccolta completa in folio delle note della spesa di casa Sella tra gli anni 1862-1873, che il ministro vergava di proprio pugno tutte le mattine per la governante, con una pratica divisione di ogni foglio in due metà, sul lato sinistro la voce [cavolfiore, manzo, latte] e sul lato destro il range del prezzo di mercato di piazza Vittorio [centesimi 2/3, cent. 15/17, cent. 0,1/0,2], tenendo insomma la poveretta all’osso, un cui abstract era stato di recente fatto stampare da Tremonti in limited edition e distribuire al Consiglio dei ministri per illustrare la propria politica di rigore e combattere il «partito della spesa»;
8. Il grande circo
Come a voler distrarre gli animi dei cittadini dalle incombenti preoccupazioni quotidiane e dal montante senso di impotenza a petto dei disastri che andavano susseguendosi, quello fu il periodo dei Grandi Progetti. Non passava giorno che non venisse strillata, pubblicizzata, messa a cantiere una Nuova Brillante Idea per rilanciare Roma come città mondiale del turismo internazionale. C’era quella dell’Antica Roma ricostruita come una Disneyland, speculare e a ridosso di quella che già esisteva; c’era quella del Villaggio delle Winx, le streghette che affascinavano le bambine di tutto il mondo, una sorta di outlet fiabesco e incantato dove si sarebbero venduti tutti i gadget della saga; c’era quella di inserirla come circuito della Formula Uno. Ma non bastavano, non bastavano. Ancora e ancora. Così, una dietro l’altra arrivarono: la proposta di candidare Roma per le Olimpiadi del 2020 – e in subordine per quelle del 2040; la proposta di candidare Roma per la Coppa America del 2024 – e in subordine del 2048; la proposta di candidare Roma come sede delle Olimpadi invernali del 2032 – e in subordine del 2056.
7. L’armata a cavallo
Si diffuse in quel tempo la predicazione religiosa fai-da-te. Improvvisati, ma non per questo meno ispirati, profeti apparvero agli angoli delle strade, nelle piazze, nei vicoli, tra i tavolini dei bar e dei ristoranti, e persino sulle terrazze e sui tetti. Essi raccomandavano di votare l’animo a dio, dal momento che il giudizio universale stava per arrivare – «Pentitevi, la crisi è appena iniziata, la fine del lavoro sta arrivando», era questo il mantra –, qualunque dio fossero in grado di evocare e spiegare, per le piccole come per le grandi cose. Come sempre, attorno queste figure capaci di incutere timore nei più intimiditi si formavano piccole corti di faccendieri e profittatori del buon cuore e delle disgrazie della gente. Erano gli indulgenzieri: in cambio di oboli – cash preferibilmente, ma qualcuno aveva il POS portatile con collegamento bluetooth per il bancomat e si accettavano oggetti di valore – vendevano a caro prezzo «sacre» reliquie, e quasi sempre consigliavano di portarle con sé in una piccola sacca sul cuore, come uno scapolare della Vergine del Carmelo.
6. Nel segno dei pesci
Fu una settimana dolorosa, che non risparmiò lacrime e sangue, il sudore c’era già di suo che l’estate sembrava non voler finire più. Lunedì, a Tormarancio l’uomo uccise la moglie, una giovane rumena che aveva spostato in seconde nozze, e subito dopo si gettò dal balcone dell’appartamento al quinto piano con in braccio il cane, una femmina di schnauzer nano come quello che faceva compagnia al presidente Bush quando crollava esausto d’alcol, cocaina e preghiere. Attorno il collare del cane, le cui membra s’erano inframmezzate a quelle dell’amato padrone e si stentò a riconoscerle, con la medaglietta del nome – Laika, forse per il volo cui era predestinata –, di un numero di telefono nel caso di smarrimento e delle vaccinazioni Asl, fu trovato un biglietto.
5. Piovono sampietrini
La meritoria ORP [Opera Romana Pellegrinaggio], che organizza i viaggi a Lourdes, si trovò in grave difficoltà quell’anno. Il numero delle richieste di partecipazione era esorbitante e non sarebbe bastato aggiungere vagoni per assorbire così tanti pellegrini, per non dire delle sistemazioni e del competente personale necessario. Si pensò, così, a una dolorosa ma necessaria selezione – magari avrebbero portato prima i più gravi e successivamente gli altri – e furono avviati incontri e colloqui con i richiedenti. A una prima occhiata molti sembravano sanissimi, tanto che i selezionatori immaginavano trovarsi di fronte i parenti – genitori, fratelli, sorelle – dei portatori di gravi handicap e malattie, che solitamente costituiscono il gran numero dei viaggiatori del “treno bianco”, in cerca di grazie, miracoli o solo conforto. Di fronte alla domanda sul motivo del loro viaggio, la risposta – benché l’età, il genere, l’apparente condizione sociale fossero diversi – era unica, come concordata: lavoro, chiedo un miracolo per lavorare, la Madonnina lo farà.
4. Il Paese dei campanelli
Come non bastasse, tutto d’un tratto gli alberi si ammalarono: platani, olmi, robinie, ligustri, che erano da sempre il vanto di Roma, erano colpiti dalla carie bianca, dal punteruolo rosso, dal tarlo cinese, dal fungo rumeno, dalla formica etiope, dal dortillo senegalese. Pure i secolari pini mediterranei dell’Appia antica, che erano da sempre il suo segno distintivo e l’avevano fatta definire la strada più bella del mondo, stavano male.











