Che vincesse le primarie lo prevedevano in pochi, che poi arrivasse addirittura a battere Raffaele Fitto, vicerè di Puglia per diritto di sangue, rampollo del più potente tra gli antichi ras democristiani locali, non lo profetizzava nessuno o quasi. Per fermarlo i Ds misero in campo l'artiglieria pesante, alzarono le barricate e a comandarle ci piazzarono l'intero stuolo dei loro sindaci. Nulla di personale, per carità, ma figurarsi se contro Fitto si poteva schierare un outsider come Nikita Vendola, detto Nichi, un comunista omosessuale e con tanto d'orecchino. Una pazzia. Un suicidio. Sbagliavano. Nichi vinse le primarie, battendo il candidato del Pd Boccia, poi travolse anche Fitto l'intoccabile.
L'anomalia pugliese, che oggi un intera e composita santa alleanza non vede l'ora di strangolare, inizia da lì, da quella vittoria imprevedibile e imprevista, dovuta tutta e solo alla capacità di mobilitare popolo e non solo funzionari, di risvegliare speranze e riscoprire sogni invece che scommettere, come d'abitudine, sugli sconsolanti calcoli dei tanti ragionieri politici che confondono l'aridità con il “professionismo”.
Allora, nel 2005, non lo sapeva nessuno, ma quell'insperato successo era destinato a rivelarsi in piena controtendenza con le sorti del centrosinistra a livello nazionale. Un anno più tardi, nelle elezioni politiche, Romano Prodi, che al contrario di Vendola in Puglia partiva in netto vantaggio, riuscì nel giro di una campagna elettorale a spegnere ogni ardore e soffocare in anticipo molte speranze. Finì per cogliere una striminzita vittoria di misura, ancor più devastante di una onorevole sconfitta.
Nonostante quel che quotidianamente ripete un coro di non disinteressati critici, l'anomalia pugliese non si è affatto esaurita con quella vittoria.
Checché ne pensino Cesare Salvi, tra tutti gli accusatori forse il più stridulo, o Pierferdinando Casini, di certo il meno disinteressato, l'esperienza della Puglia è stata in questi anni la prova concreta, nonostante qualche ritardo e qualche errore, di come si possano amministrare le regioni e governare il paese in maniera ben diversa da quella che siamo abituati a sorbire in silenzio da un quindicennio e passa. La Puglia è la prima regione d'Italia per diffusione di energie alternative, l'eolico e il fotovoltaico. È un passo decisivo in sé, ed è anche propedeutico, se appena ce ne sarà il tempo, a un intervento drastico sulle centrali a carbone di Brindisi, a tutt'oggi tra le più letali. Più che drastica è già stata, invece, la legge che mira a stroncare quella fabbrica di morte che è l'Ilva di Taranto. Il tasso di diossina consentito oggi e di 9,8 monogrammi per metro cubo di spazio. Entro un anno e mezzo dovrà precipitare sino a 0,4 monogrammi.
Se giri per Taranto, oggi, senti ancora discussioni anche accese, ma non vertono più, come ai tempi del vicerè Fitto, sull'aria sempre più venefica o sul numero stratosferico dei morti di cancro nei quartieri limitrofi alla mostruosa fabbrica, molto più grande della città stessa, bensì sull'opportunità di imporre all'azienda un limite alla produzione di veleno tanto rigido da spingerla, temono alcuni, a preferire la chiusura.
La legge 28 del 2006 è stata premiata come miglior legge europea contro il lavoro nero.
Le norme attuative devono ancora essere completate, però ha già portato alla regolarizzazione di 60mila lavoratori al nero. «È stata varata dal mio predecessore Barbieri – spiega l'assessore al Lavoro nella nuova giunta Michele Lo Sappio – e si propone di contrastare il lavoro nero con lo spauracchio della perdita dei finanziamenti europei, statali e regionali. Perché sia completamente operativa manca un passaggio che realizzeremo entro la fine dell'anno, la definizione cioè della gradualità delle sanzioni. Stiamo inoltre mettendo a punto gli indici di compatibilità in base ai quali, un po' come succedeva con gli studi di settore di Visco, far scattare le verifiche. In concreto, se una società dichiara di avere x dipendenti e tuttavia partecipa a un appalto per cui quei dipendenti non possono bastare è segno che probabilmente si avvale di lavoro nero». «Comunque - prosegue Lo Sappio – non ci siamo fermati a questa legge. Da quando sono assessore, dunque negli ultimi 30 giorni, abbiamo stanziato 90 milioni di euro a sostegno di chi ha perso il lavoro, degli inoccupati e degli apprendisti».
Come tutto il Mezzogiorno, la Puglia deve fronteggiare un'ondata migratoria che, a differenza di quella degli anni '50 e '60, riguarda principalmente la forza lavoro qualificata, i giovani ad alta scolarizzazione che non trovano sbocchi professionali nel sud e sono quindi costretti a spostarsi nelle altre aree del paese, oppure all'estero. L'amministrazione Vendola lo ha fatto sia con il progetto “Bollenti spiriti”, che incentiva le attività di ricerca e approfondimento nella regione stessa, sia con accordi che prevedono sì lo studio in altre regioni, ma con l'accordo di tornare poi in Puglia per mettere a frutto qui le competenze acquisite.
Con la formazione della nuova giunta, poi, è nato l'assessorato per il Sud, affidato a Gianfranco Viesti, che rappresenta senza dubbio il più ambizioso tra i progetti di Vendola: quello di fare della Puglia il volano e il locomotore per una nuova politica di tutto il sud. «Noi – racconta Viesti – stiamo cercando di riportare la discussione e non su quello della comunicazione mediatica. Tutte le cose che si sentono dire in questi giorni, i piani per il sud, la banca del sud ecc.,sono semplicemente risibili. I temi veri sono due. Il primo riguarda le politiche di sviluppo, in particolare gli investimenti pubblici e il rafforzamento dei servizi pubblici. Tutti concordano nel dire che nel Mezzogiorno c'è un deficit di sicurezza, di istruzione, di trasporti pubblici. Dunque occorre varare politiche che, un pò alla volta contrattino questo deficit. Dunque interventi sulla scuola, sia a livello di strutture che di qualità, sulle infrastrutture di trasporto, soprattutto ferroviarie, sulla ricerca e sull'innovazione, sui servizi come l'acqua e l'energia. Ma è inutile nascondere che qui giochiamo in difesa, dal momento che il governo ha finanziato ogni misura di politica economica, incluso quella sull'Ici, proprio con i fondi che erano destinati a questi interventi. Berlusconi racconta che i soldi ci sono e mancano i progetti. È vero il contrario: tutto è fermo per colpa del governo, non delle regioni. Circola un ridicolo slogan secondo cui non contano i soldi ma solo la qualità, ma qualsiasi persona ragionevole sa che senza risorse ogni intervento è molto difficile, quale ne sia la qualità». Il secondo nodo cruciale, per Viesti, è il federalismo fiscale. «Non si tratta – spiega – di assumere una posizione sindacale, con il sud contro il resto del paese, ma solo di trovare, lavorando con tutte le regioni sia del sud che del nord, una posizione che coniughi i criteri costituzionali di equità con la necessità dell'efficienza nell'uso delle risorse. Un esempio: la Puglia soffre di un eccesso di spesa sanitaria, ma questo è dovuto principalmente all'eccesso di ospedalizzazione degli anziani. E gli anziani sono ospedalizzati perché le famiglie non sono in grado di prendersene cura. Finiscono in ospedale perché non esiste una rete di servizi. Dunque la riduzione della spesa sanitaria è un obiettivo che si può raggiungere solo realizzando reti di assistenza per gli anziani sul territorio, come noi stiamo provando a fare. Ma le regioni da sole, senza politiche centrali che vadano nella stessa direzione, non ce la possono fare. E lo stesso discorso vale per la scuola, che tutti sanno essere il motore primo della crescita ma che sconta i tagli di Tremonti e della sua fedele esecutrice, la Gelmini».
L'attivo sabotaggio del governo centrale, però, è solo uno degli elementi che compongono l'assedio sempre più stringente della Puglia. Forse il più prevedibile.
Poi c'è la campagna stampa che, sulla scorta dell'inchiesta-show di donna Desirée Digeronimo, dipinge la Puglia di Vendola come cuore infetto di scandalopoli, glissando sulla quantità di scandali (reali e non supposti) che avevano costellato la parabola dell'amministrazione Fitto. Ci sono i duri e puri stile Ferrero-Salvi che pur di levarsi di torno un concorrente pericoloso riconsegnerebbero di corsa la regione a tutti i Fitto di questo mondo. Ci sono i dalemiani locali, il cui pallottoliere, solitamente fallimentare, rivela che un centrosinistra guidato dal centro e dalla destra avrebbe più possibilità di vittoria di una coalizione davvero di centrosinistra, e che, incorreggibili, ripropongono la medesima logica fallimentare che li ispira da sempre. C'è Casini che intravede la possibilità di trasformare l'intero centrosinistra locale di un esercito di suoi ascari e non vuole perdere la ghiotta occasione. Soggetti diversi, con interessi inconciliabili, disegni opposti, ambizioni inconciliabili. Uniti solo dalla comune ansia di seppellire una volta per tutte l'anomalia pugliese. Prima che il contagio dilaghi.
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